“femmina”: fluente racconta il suo nuovo EP in uscita

“femmina” è il nuovo EP della cantautrice fluente, uscito il 23 Gennaio.
Un progetto intimo e coerente, scritto interamente in minuscolo – come il suo nome – che attraversa identità, origine e trasformazione, raccontando i sentimenti con delicatezza e sottrazione, come fanno i gesti e i silenzi.

In questa intervista, fluente racconta la nascita di femmina, il suo immaginario artistico e il percorso che ha dato forma al suo primo lavoro discografico.

“femmina” non è una definizione, ma un modo di stare al mondo. Quando hai capito che questa parola poteva diventare il centro del tuo EP?

Il nome “femmina” nasce dall’EP precedente: volevo fosse un filo diretto, quasi un sequel, anche solo nel titolo. Ma naturalmente il disco porta con sé concetti che vanno oltre il nome stesso. Credo che l’intro sia già molto esplicativo sulla scelta, e apra la porta a tutto ciò che il progetto vuole raccontare.

Scrivi tutto in minuscolo, tutto attaccato, quasi sottovoce. Che tipo di ascolto chiedono queste canzoni a chi le incontra?

Mi piacerebbe che fosse un ascolto intimo. Non sono brani da cantare ad alta voce in macchina con gli amici, io lo so. È un momento che ti prendi per te stesso, per ascoltare davvero, senza distrazioni.

In questo EP il legame con la Basilicata resta forte, anche mentre ti muovi altrove. Quanto conta, per te, sapere da dove vieni mentre continui a spostarti?

E’ il punto di inizio.  Quella cosa che se crolla tutto, rimane. 

Prima della canzone, spesso, arriva l’immagine. In che modo il linguaggio visivo ti aiuta a preparare o accompagnare la musica?

Non immagino ciò che non posso vedere. Se visualizzo con chiarezza, tutto il resto si organizza da sé. La musica può piacere o no, ma la fotografia ti raggiunge senza scampo.

“femmina” è un racconto che non cerca spiegazioni, ma presenza. Cosa speri resti addosso a chi ascolta l’EP dall’inizio alla fine?

Non ho speranze a riguardo. Vorrei fosse un ascolto dolce, intimo e che aiuti a guardarsi dentro. Anche se la sensazione è quella di andare all’indietro. 

BIO
fluente (Sofia Briscese, classe 2001) non è urban, non è indie, non è pop. E’ tutto questo, senza un preciso posto dove fermarsi. La sua geografia musicale non ha una collocazione, viaggia fluida, si muove tra le canzoni. Come ha fatto nella vita, lasciando la provincia di un luogo pieno di storia e di noia come la Basilicata, per fermarsi altrove, a Bologna. La nostalgia di quel silenzio, di quel nulla da lasciare per poi capire che, proprio quel vuoto l’ha spinta a scrivere, prima in una maniera più criptica poi in una forma più esplicita.

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